Charles Albert.

Al di sotto della mischia: Romain Rolland e i suoi discepoli.


Titolo originale: Au dessus de la mele.
Traduzione di: Giacomo Di Belsito.
1916 Edizione del Popolo d'Italia, Milano.

...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
               http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
Testo curato da: Paolo Alberti e Catia Righi per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
Ulteriori informazioni sul sito: http://www.liberliber.it/
...
.
...
Indice.
.
INTRODUZIONE.
"L'articolo di Romain Rolland".
Pensiero deprimente.
Romain Rolland "in extenso".
APPENDICE: I lamenti d'un pacifista. Lettera aperta di H. G. Wells a Romain Rolland.
.
Fine Indice.
...
.
...
INTRODUZIONE. di: Charles Albert.
.
Per aver osato - oh, con molti riguardi; troppi, forse! - levare una mano sacrilega su l'idolo dei pacifisti, fui, da alcuni di essi, largamente coperto d'ingiurie.
La migliore risposta - e la pi degna - sar quella di metter sotto gli occhi del pubblico i tre articoli nei quali ho commesso questo delitto.
I seguaci di Romain Rolland si sono scandalizzati del fatto che un furioso attacco reazionario, subito dallo scrittore, non sia bastato a renderlo sacro per noi. Se si dovesse adottare questa regola, si diventerebbe sacri a buon mercato. Ma la verit non ci guadagnerebbe.
L'aver dovuto respingere i rimproveri ingiusti e le insinuazioni perfide della destra significa, forse, che Rolland non abbia meritato un'altra serie di rimostranze che gli furono rivolte - e in piena buona fede, quelle! - da uomini della sinistra?
.
Appunto perch gli venivano dalla sinistra, anzi dall'estrema sinistra, le critiche d'un Sailles, d'un Aulard, d'un P. H. Loyson, d'un Ruyssen, quelle di Chr. Cornlissen e le mie, dovettero riuscirgli, io penso, pi imbarazzanti. Come accusare di furore nazionalista, di odioso partito preso o di passione reazionaria uomini che, per tutta la loro vita, furono i fedeli servitori d'un ideale di giustizia, di fraternit, di progresso?
Romain Rolland s'accorge subito che, da questo lato, incontrer qualche difficolt e, senza por tempo in mezzo, ricorre alle soluzioni eroiche. Senza la minima esitazione, l'autore di Jean Christophe stabilisce - una volta per tutte - che, appena affisso il cartello di mobilitazione, una ventata di folla sanguinaria ha spazzato da questo paese ogni idea ed ogni convinzione. .
Dall'estrema destra all'estrema sinistra non pi un'anima a posto, non un solo cervello solido; niente altro che una ridda scapigliata di Pelli Rosse in delirio. Dell'antica umanit pi nulla. Niente! Solo Romain Rolland che, ritto su le rovine delle nostre coscienze, ci rimprovera la nostra definitiva caduta nell'isterismo dell'assassinio. Ed eccoci, tutti - vogliamo o no - diventati tigri ebbre di sangue. Ah! Non si parli pi a Romain Rolland di democratici, n di rivoluzionari! Esistono pi, costoro? No. I poveri diavoli, nella loro demenza, si sono distrutti colle loro stesse mani.
Credete ch'io scherzi? Allora ascoltate.
Raccogliendo munizioni, fornendo argomenti ad uno dei suoi difensori, Rolland scrive:
"Questa guerra, che ha rimesso ogni cosa in discussione, ha pure sconvolto tutti i valori morali. Tra le pi tristi scoperte che essa mi ha fatto fare, c' questa: che gli spiriti nutriti delle tradizioni della Grande Rivoluzione sono, oggi, i peggiori nemici della libert. La libert! Han sempre il suo nome su le labbra, ma  quello d'un idolo del quale essi sono i clericali fanatici...
"Oggi l'ideale umano  salito. I rivoluzionari, che non han cambiato di posto, son rimasti indietro, e sono, cos, senza accorgersene, dei reazionari. La parola dell'avvenire dev'essere tolleranza, umana fraternit, al di sopra delle dottrine e delle fedi differenti. Che ogni paese, che tutti gli uomini siano liberi di pensare quello che vogliono! Ma che si diano la mano, riconoscendosi questo diritto. Chi crede di servire la libert volendo imporla agli altri,  un clericale a rovescio e un nemico della libert(1)."
Disgraziatamente il mondo non si lascia ancora guidare al suono di questo flauto. E, non certo succhiando simili giuggiole, guadagneremo forze per il difficile dovere umano. Si possono sempre ammannire ricette per intingoli inzuccherati, emettere voti sdilinquiti.
Romain Rolland  maestro nel genere e molte bravissime persone, ascoltandolo, vanno in estasi. Ma poi?
.
Noi non saremmo dunque pi rivoluzionari, non pi in contatto con "l'ideale che  salito" sol perch, fedeli ad una sacra tradizione, continuiamo a guardare, senza debolezza, la necessit d'imporre con la forza, se ve n' bisogno, nel seno di ogni singola nazione come nella societ delle nazioni, la legge della libert. E che cosa altro rimane da fare quando ci si trova di fronte a classi sociali e gruppi etnici che, arrogandosi la libert, la rifiutano agli altri?
Bellissima, la tolleranza! Ma che non debba essere io il solo ad usarla! Deliziosa, la fraternit! Ma che "mio fratello" non la invochi a suo esclusivo profitto!
Ed eccoci diventati "i peggiori nemici della libert" sol perch rifiutiamo di respingere uno dei mezzi da essa usati nel passato e dei quali, forse, avr bisogno ancora nell'avvenire! Eccoci dei "clericali a rovescio", perch ai richiami della realt, anche i pi tragici, alle requisizioni della vita, anche le pi pesanti, siamo risoluti a rispondere!
Romain Rolland, quantunque se lo conceda con un'ingenua sollecitudine, non ha il monopolio dei sentimenti generosi. Il nostro voto pi caro  appunto che i servitori del progresso la smettano presto con l'uso della violenza; ma pu anche accadere che si sia obbligati, per molto tempo ancora, a chiedere alla forza la garanzia del diritto. E noi speriamo che, di fronte a questo cmpito, non meno che di fronte a ciascun altro, i nostri figli ed i nostri nipoti non indietreggeranno mai.
 questo il secondo voto dei "clericali della libert".
...
Non ci stupisce pi il fatto che Romain Rolland, nutrendo in materia di filosofia sociale concezioni cos profonde, abbia preso di fronte alla guerra la posizione che tutti conoscono.
Quando la Germania imperiale e militarista alz su l'Europa il segnale del sangue, sebbene la cosa non fosse completamente imprevista. noi tutti conoscemmo un'ora di stupore.
Romain Rolland  ancora a quella fase.
Ma vivere nello spavento, macerare nel dolore  un lusso che non tutti si possono permettere. E, quando urge il lavoro, v' ben altro da fare che mettere in bello stile la "folla degli uomini".
.
Date le circostanze della conflagrazione gigantesca, apparve subito, infatti, che da quello stesso conflitto - ad onta dei suoi delitti, delle sue crudelt, delle sue vergogne - immense speranze si levassero nel mondo e che tutto un rinnovamento si preparasse. Non bisognava forse, prima di ogni altro, difendere la promessa di un raccolto s prezioso contro i semi cattivi che altri avrebbero voluto gettare nel solco insanguinato? Non bisognava, forse, proteggere, prima di tutto, l'avvenire? E come lo avremmo potuto se avessimo fatto opposizione alla guerra?
Con la nostra entrata in questa lotta, noi potevamo accentuare il carattere di liberazione che gi ad essa dava la forza delle cose. Avremmo dovuto esitare? Limitandoci ad una presenza fisica, non avremmo dovuto fare atto di presenza morale? Nel momento in cui su lo schermo della storia si disegnava questa formidabile domanda: "Il paese pi reazionario(2) d'Europa continuer a guidare la vita europea?" - i pi interessati nella faccenda avrebbero dovuto ostentare di volgere altrove gli sguardi? Non era possibile, n noi l'avremmo voluto!
Ciechi di fronte ai fatti, sordi davanti alla realt, alcuni ritengono che noi ci siamo ingannati e che abbiamo tradito. Chiusi nel loro oratorio, essi snocciolano il rosario dei rimpianti inutili e delle lamentele vane. Romain Rolland prega con loro.
.
Quelli di Zimmerwald lo tengono, per ci, in grande stima. E, dopo tutto, egli non  altro che uno zimmerwaldiano. Ma  uno zimmerwaldiano d'una specie particolarissima. Al dottrinarismo non comprensivo d'un Merrheim e, d'un Bourderon - il quale , almeno, tutto d'un pezzo - l'autore di Jean Christophe aggiunge l'elasticit del letterato.
Con noi e come noi, egli grida volontieri: - Avanti per la Libert! per il Diritto! per la Civilt!
Poi, volgendosi, a mezza voce, ma ancora abbastanza forte perch tutti possano udirlo, aggiunge: "Poveri pazzi sublimi che marciate verso un'imaginaria liberazione, mentre in realt  la civilt che sparisce,  l'Europa che muore!"
Alcune delle pagine che seguono furono scritte per mettere in evidenza questa formidabile contraddizione. Non vi insister, dunque, qui. Si rimproverano a Rolland le sue opinioni su la guerra, ma bisognerebbe piuttosto rimproverargli di non averne. Perch averle tutte ed usarle a turno, a seconda dei bisogni del momento, vuol dire non averne affatto.
Ed ecco chi  colui che si presenta a noi come un direttore di coscienza!
Si  domandato, ho chiesto io stesso, a Romain Rolland se egli si rendesse conto - s o no - dell'effetto che poteva produrre quella mollezza di pensiero in anime affrante e cervelli sconvolti.
Rolland non risponde.
...
Ma i suoi discepoli ci ingiuriano.
E di essi bisogna ora ch'io dica qualche cosa, perch, in verit, abusano.
Pace agli uomini di buona volont i quali, nel candore delle loro anime onorano, in Romain Rolland, la fedelt a principii cui noi avremmo trasgredito, secondo loro, mentre vogliamo, invece, fortificarli e rischiararli alla luce dei fatti. Costoro si accorgeranno un giorno del loro inganno. E torneranno a noi.
Non me la piglio affatto con essi; ma con il piccolo gruppo di scrittori che, fin dal principio dell'incidente, si costitu intorno all'autore di Jean Christophe, in agenzia di rclame e sindacato d'adulazione - guardia del corpo, secondo l'espressione di uno di loro.
So bene che  un fatto abituale negli "ambienti letterari" ma mi pare che, nel momento che attraversiamo, sarebbe stato conveniente un po' pi di pudore. Difficilmente si riscontrerebbe, nella letteratura che si riferisce agli uomini di genio riconosciuto a traverso i secoli, una sequela di lodi che si avvicinino a quelle tributate a Romain Rolland dalla schiera dei suoi discepoli.
Eccone, per curiosit, alcune, raccolte nella pubblicazione: Pour Romain Rolland:
...Egli apparve il roveto ardente...
...Quest'uomo impareggiabile, al quale si doveva, prima della guerra, la pi bella sinfonia moderna, la bibbia della giovent d'Europa...
E poi:
...Simile alla pi alta montagna, il suo nome rimarr al di sopra delle nuvole...
E ancora:
...Romain Rolland ha salvato l'onore della Francia e quello dell'Europa. Egli  stato il nostro Goethe...
E, infine:
...Egli ha fatto udire la sola parola di verit, d'umanit e di giustizia suscettibile di domare le passioni e pacificare gli spiriti...
E inoltre ci si fa sapere che nessuno di noi possiede "la milionesima parte della curiosit intellettuale del grande scrittore". Infine, tra le nostre migliori opere letterarie, Jean Christophe sarebbe la sola della quale sia oggi sopportabile la lettura.
Io non so se Romain Rolland pensi, in cuor suo, che tutto ci gli sia dovuto. Ad ogni modo non pare che egli faccia gran che per moderare l'ardore di questo misticismo laudativo. Nulla! Neppure il pi piccolo pizzico di cenere su la brace dei turiboli!
Ed i suoi discepoli non si contentano di assestargli sul cranio i colpi dei loro pericolosi omaggi. Per un eccesso di zelo, essi arrivano perfino a snaturare la sua dottrina, cosa che fu sempre,  vero, l'occupazione di tutti i discepoli.
Parlando in Al di sopra della mischia del fallimento dell'Internazionale, il maestro s'era limitato a metter daccanto cattolici e socialisti per far loro una buona lavata di capo. Ed era gi abbastanza, trattandosi d'un democratico. Ma i discepoli han ritenuto che ci non bastasse e la guardia del corpo Guilbeaux, nel commentare il brano, aggiunge:
In quanto ai cattolici, bisogna riconoscere che l'Internazionale nera ha espletato il suo cmpito meglio di quella rossa. Il papa, un po' in ritardo forse, ha pronunciato forti, coraggiose e cattoliche parole(3).
Un altro giannizzero - e portastrascico - il signor Giorgio Pioch, viene, a sua volta, a far genuflessione:
Benedetto XV - egli scrive -(4) ha molte volte parlato per il mondo intero; e se non ha fatto - cosa che gli era impossibile - la prova che il Vaticano ha pi interesse nella vittoria degli Alleati e specialmente della Francia che in quella degli Imperi centrali, ha saputo per lo meno, mostrarci che la sua neutralit  la manifestazione pi decente nella quale si possa confessare il suo cristianesimo. Sopratutto egli si  guardato bene dall'aderire alla guerra e cos ha dato agli uomini saggi di ogni paese la sola lezione conforme al suo sacerdozio e non  decaduto dal posto al quale lo elevarono la sua missione e la speranza, che in lui ripongono i pacifici, i soli che "saran chiamati figli di Dio".
Nel delirio che s' impadronito di tanti uomini profondamente dotati e istruiti per non sragionare, questa posizione presa "al di sopra della mischia" va considerata con qualche deferenza(5).
Ma come!
Per pescare nelle "forti parole" del papa non vi son pi, io credo, in tutta Europa che i seguaci di Rolland. Padrone lui di lasciare che essi si coprano di un ridicolo che lo scuote, ma, almeno, insegni loro le regole di una elementare probit!
Si vuole -  noto - che Rolland sia stato perseguitato, odiosamente e vergognosamente perseguitato. Ora, in genere e in ispecie, la persecuzione di Rolland si riduce a questo:
1. Aver conosciuto gli attacchi ai quali si espone chiunque pubblichi qualche cosa.
2. Aver lasciato - come tutti noi e molto meno di alcuni tra noi - qualche sua frase sotto le forbici della censura.
Era troppo poco per una corona di spine e la fantasia dei discepoli dovette provvedervi. Narrando la storia di un opuscolo nel quale un ammiratore socialista del Rolland pubblic due suoi articoli, la guardia del corpo Guilbeaux insinua senza scomporsi:
...Ecco che, come per caso, questo coraggioso araldo delle idee umanitarie viene mobilitato e messo nell'impossibilit di diffondere il suo opuscolo...
Se l'editore dell'opuscolo fu chiamato sotto le armi soltanto allo scopo di far cadere il suo progetto, la cosa  grave, infatti, e la persecuzione si delinea. Ma occorrerebbe almeno un lievissimo indizio della probabilit d'una s nera macchinazione, bisognerebbe stabilire un principio di prova.
I discepoli di Rolland non si preoccupano di tali inezie!
Uno di essi non m'accus, forse, di aver falsificato ai danni del suo maestro, i testi?(6). Non avevo - bisogna dirlo - falsificato nulla; ma due versioni accettate dello stesso documento - due versioni equivalenti - circolavano per la stampa. Ne avevo presa una a caso e sarebbe stato facilissimo assicurarsene(7).
Ah, i discepoli! I discepoli!
Voltatevi un po', Romain Rolland; guardate coloro che vi seguono. Vedete a che cosa associano il nome vostro! La causa vostra  dunque, tanto cattiva che bisogna sostenerla con simili mezzi?
20 marzo 1916. Charles Albert.
...
.
...
"L'articolo di Romain Rolland"(8).
.
22 novembre 1914.
.
Abbiamo riprodotto l'articolo di Romain Rolland. Il nostro collega Desbois ha reso giustizia a questa pagina generosa; ha scompigliato le chiacchiere e le ingiurie accumulate intorno ad essa da una stampa selvaggia.
Bisogna aver coraggio per scrivere, nei giorni in cui viviamo, ci che ha scritto Romain Rolland. Un bel coraggio civile. E si preparano tempi nei quali passata l'ora del coraggio militare - avremo grande bisogno di coraggio civile.
Tuttavia non m'associo senza restrizioni a questo articolo nel quale vedo troppo il lamento, ma un sincerissimo e pungentissimo lamento, non scevro di errori.
Mi si perdoni se lo dico cos crudamente. Ma l'ora  aspra e desolata. Quando migliaia di uomini muoiono ogni giorno d'una morte atroce, non dobbiamo risparmiarci ci che crediamo sia la verit. Cerchiamo, prima di tutto, di veder giusto e parlare chiaro.
Non  vero che in questa guerra si trovino da un lato, ugualmente colpevoli, i governi e gli imperi e dall'altro, ugualmente schiavi e sottomessi, i popoli.
Come l'imperialismo prussiano, lo zarismo divorante era un pericolo. Certamente. Ma era il pericolo di domani. Era ancora troppo debole per osar molto, oltre le proprie frontiere, contro il suo diritto nazionale.
Spoglia impotente, la tortuosa Austria, neppure avrebbe fatto il male se la sua sorella imperiale non la avesse raddrizzata e rimessa in gamba.
La Germania sola era pronta. Pronta moralmente e materialmente. Ah, quella s che era al punto giusto, in forma - casco, stivali, speroni - per l'infernale avventura! E la cosa pi odiosa, forse, nel delitto del bandito di Potsdam  di essersi trincerato dietro l'Austria, mentre, in realt questa, vassalla e docile, marciava al suo seguito.
Una domanda, dunque, domina tutto, e da grande altezza: "Bisognava lasciar passare l'imperialismo teutonico in marcia verso il proprio sogno?"
No, certo!
Quelli che cadono per impedire il realizzarsi di un tal sogno, non muoiono, dunque, della stessa morte di coloro i quali si son fatti, coscienti o incoscienti, gli strumenti di esso.
Cos pensano, ora, milioni d'uomini. E pensano giustamente. Certo occorre coraggio per dire la verit contro la folla; ma ne occorre pure per dirla con la folla, quando questa ha ragione. Se la voce del popolo non  sempre quella di dio, pu esserla qualche volta.
Romain Rolland accusa il socialismo d'aver fatto fallimento. Accusa troppo grave perch non sia precisata.
Non negli otto giorni di trattative diplomatiche che precedettero il segnale del massacro - io credo - si poteva pensare ad evitarlo. Non si arresta la guerra europea in otto giorni, n in otto mesi, n in otto anni. Pi lontano bisogna cercare i nostri errori. Indietro: negli ultimi venti o trent'anni.
 certissimo che tutto ci che si sarebbe potuto fare non  stato fatto. Non avevamo il socialismo che si sarebbe dovuto avere - (e io intendo per socialismo l'insieme degli aggruppamenti di difesa proletaria) - per imporsi ai padroni del mondo.
Soltanto; di chi la colpa?
Voi sapete bene, Romain Rolland, che dall'epoca della vecchia polemica di Bakounine e di Marx, il socialismo  diviso in due.
Sapete bene che i Latini volevano un socialismo d'audacia, di fierezza, di vita ardente, di rinnovamento morale, un socialismo di coscienza e di libert, insomma; e che i Tedeschi ci opposero - con ogni loro forza - un socialismo di pedante dottrina, di burocrazia e di docilit.
E sapete ancora che tutti coloro i quali, tra noi, appesantivano, trattenevano il socialismo, prendevano il punto d'appoggio e l'incoraggiamento in Germania.
Certo, per la pace della nostra coscienza, sarebbe stato necessario passar oltre, tentare tutto per indurre il socialismo tedesco a riconoscere i propri errori. Io son di quelli i quali credono che il socialismo latino si sarebbe dovuto spingere, per protesta, fino alla rottura dell'Internazionale.
 dubbio, tuttavia, che ci avrebbe ottenuto uno scopo. Il socialismo tedesco era troppo infatuato della superiorit dei suoi metodi. E il centro della sua azione, sopratutto, era troppo fatto per confermarlo nelle sue direttive.
Romain Rolland ci rimprovera di non aver saputo morire per la nostra causa e di aver voluto, invece, morire, con slancio, per quella degli altri.
Di socialisti rivoluzionari, pronti a soffrire ed a morire per la loro causa non v' mai stata penuria in Europa, io credo. Ve n' stato qualcuno perfino in Germania.
E se essi avevano finito -  vero - per stancarsi e quasi per perdere coraggio, era stato solo perch, da anni, trovavano su la strada eroica un ostacolo: la Germania, la Germania antidemocratica, la Germania antirivoluzionaria.
E se da qualche tempo tutti gli appelli all'ideale si elevavano nel silenzio, non era, forse, perch tutto il mondo sentiva pesare su l'Europa la minaccia tedesca?
Che si poteva fare?
"Non esiste la fatalit" - dice Romain Rolland.
S, certe volte, la fatalit esiste.
S, capita qualche volta che la necessit delle cose pesi tanto su la volont degli uomini che questa possa appena muoversi.
Fatalit, quella formazione storica della Germania che la abbandonava ancora, senza difesa, al suo militarismo, quando le altre Nazioni cominciavano a svincolarsi dalla spaventosa stretta. Fatalit, quel prodigioso aumento di potenzialit economica che rendeva ogni borghese tedesco schiavo del suo libro di conti e della fine del mese, che faceva di ciascun operaio tedesco il beneficiario egoista del suo utile di cooperazione o della sua cassa sindacale. Fatalit, quell'insieme di fenomeni sociali il quale aveva finito per stabilire in quel paese il pi pesante materialismo di costumi e di sentimenti che mai popolo abbia, forse, conosciuto.
Romain Rolland, infine, avvicina il fallimento socialista a quello cristiano. Il ravvicinamento mi pare ingiurioso.
.
Il cristianesimo nulla ha fatto per impedire la guerra perch  una vecchia forza stanca, corrosa, decaduta dalla sua potenza antica. Se il socialismo, a sua volta, non ha potuto fare abbastanza,  perch esso , al contrario, una forza ancora troppo giovane; ma, appunto perci, riboccante di speranza. Ed  anche perch nella prova terribile che gli si parava davanti, esso dovette senza esitare, ad onta delle sue ripugnanze, allearsi alle vecchie forze nazionali per difendere il suo ideale, fino all'apparente dimenticanza di esso.
 colpa nostra, dopo tutto, se il pensiero umano si spinge tanto oltre la realt che a volte occorre tornare indietro per consolidare, ridiscendere alle fondamenta e lavorare nel sottosuolo? Maledetta fatica,  vero, fatica sporca, fatica da cani! Si lavora nell'umidit delle cantine, tra il volo dei pipistrelli. E vi son sempre, qua e l, vecchie condutture piene di luridi residui che il badile urta e che si spezzano.
Brutta fatica, maledetta fatica! Tuttavia bisogna farla. Un buon operaio non la rifiuta mai, perch sa che essa  necessaria per continuare a costruire. Coraggio, dunque, speranza e fiducia: ecco, prima di tutto, le parole che occorre dire.
Bisogna lavorare nelle fondamenta.
La casa, oramai, sar pi solida. Presto si potr risalire sul tetto. E sentiremo ancora, nella luce del sole, risonare i colpi di martello.
...
.
...
Pensiero deprimente.
.
31 agosto 1915.
.
V' un caso Romain Rolland. E, nei nostri ambienti, si  divisi intorno ad esso.
Io sono stato gi rimproverato, vale a dire insultato in nome di Romain Rolland. Mi si  detto con gli occhi iniettati di sangue:
- Perch non la pensate come Romain Rolland?
- Semplicemente, compagno, perch io penso che Rolland pensi male.
Ho gi difeso, qui, Romain Rolland contro i disonesti e stupidi attacchi di certa stampa. E gli ho detto, poi, con tutta cordialit, perch la sua posizione "al disopra della mischia" mi sembri insostenibile.
E, pur protestando di nuovo contro quelli che snaturano e troncano il suo pensiero e vorrebbero, tra l'altro, farlo passare per un difensore della Germania, io voglio dire oggi perch il punto di vista di Romain Rolland mi sembri, man mano che egli lo espone, pi falso, pi infecondo, pi inumano anche, cio, pi lontano dalla realt e dalla vita,
Ma, prima, fissiamo un punto.
In una lettera a Georges Pioch(9), Romain Rolland protesta - e in ci siamo d'accordo con lui - contro la censura. Egli scrive:
Interrompo provvisoriamente i miei articoli perch nessun giornale francese pu riprodurli integralmente. Solo i miei avversari hanno il permesso di pubblicare ci che vogliono: i miei amici non l'hanno. Cos il mio pensiero non pu giungere al pubblico francese che mutilato, deformato. Rinunzio ad una lotta disuguale, in cui mi vengono spezzate le armi, fornendole ai miei avversari.
Non  - notiamolo - perfettamente esatto. I brani soppressi arbitrariamente e stupidamente dalla censura nell'opuscolo Au dessus de la mele, ai quali Romain Rolland fa qui allusione, erano stati pubblicati nell'Humanit del 26 ottobre e del 15 novembre 1914 e nell'Union des Metaux.  lo stesso editore del libro che lo nota a pag. 32.
E poi io non penso che uno scrittore possa trincerarsi dietro il fatto della censura per esimersi dal continuare la difesa della propria opinione. La censura taglia ogni giorno gli articoli di noi tutti. Essa li sopprime, spesso, completamente - cosa che non  ancora capitata a Romain Rolland -:  un fatto odioso e noi protestiamo. Ma non per questo cessiamo la nostra polemica con la reazione. Ricominciamo a dire il giorno dopo quello che non abbiamo potuto dire il giorno prima. Romain Rolland lo capisce cos bene che soggiunge "Ci che non ho voluto dire in un giornale straniero, lo dir qui, in Francia, tra i miei". Alla buon'ora! E pi presto far, meglio sar! Ma bisogner bene che egli si batta ancora, come tutti noi, con la censura.
In tutti i casi non  perch esiste la censura che noi possiamo astenerci dal discutere le idee di Romain Rolland, se le troviamo pericolose o false. E il fatto stesso che le discutiamo non , forse, la prova che Romain Rolland - ad onta della censura - ha potuto, fortunatamente, pubblicarle?
Riassumendo ci che altra volta ci aveva detto, Romain Rolland scrive, sempre in quella lettera a Georges Pioch:
La mia fede  incrollabile. Sono convinto oggi, come un anno fa, che la guerra attuale  un suicidio europeo, un delitto contro la civilt.
Tali formule non hanno senso alcuno se non sono precisate. Romain Rolland vuol dire che l'Europa uscir da questa guerra crudelmente mutilata nella sua ricchezza di uomini e di cose? Tutti lo sappiamo, ahim! Ma la civilt non  compromessa per il fatto che le sue opere sono colpite(10).
 il principio, il motore intimo,  il mezzo di seguire la tradizione civilizzatrice che bisogna salvaguardare.
Ora, se ci mettiamo da questo punto di vista superiore, vediamo che la guerra attuale, salvando la libert dei popoli cos gravemente minacciata dalla Germania, salva il principio stesso della civilt. Ecco quello che ammetterebbe Romain Rolland, sol che volesse analizzare a fondo e meditare completamente le due proposizioni da lui formulate. Se si ammette che l'Europa  costituita dalla coesistenza di Nazioni uguali in diritti, risulta che essa avrebbe compiuto il suo suicidio retrocedendo davanti alla guerra. Perch retrocedere davanti alla guerra era lo stesso che retrocedere davanti alla Germania e voleva dire subire l'egemonia tedesca. Il delitto contro la civilt lo ha commesso la Germania sola, o in tutti i casi, lo ha commesso principalmente essa, la storia della quale, da un mezzo secolo, si riassume tutta nell'oblo, e nel disprezzo della libert.
Ma quello che, sopratutto, rimproverer, oggi, a Romain Rolland  la sua lettera all'Internationale Rundschau. Confesso che mi ha stupito:
Rileggiamola:
Da un anno ho sacrificato la mia pace, i miei successi letterari, le mie amicizie per combattere la follia e l'odio.
"Ho sacrificato la mia pace, i miei successi letterari, le mie amicizie...!" Ho letto bene?
La pace, i successi letterari, le amicizie di Romain Rolland! Ah! Come  piccino tutto ci, com' trascurabile, in mezzo alla grande tormenta! Se Romain Rolland attribuisce ancora la minima importanza a queste cose, non mi stupisco pi che egli comprenda cos male l'ora che viviamo. Se egli si meraviglia che, ad onta di tanti sacrifici, non lo si sia voluto ascoltare, vuol dire che ha male preso la misura dell'enorme dramma!
E che?! Centinaia di migliaia di uomini, i quali rappresentano - in un modo confuso, ma certo - bisogni profondi, idee e passioni essenziali sono scesi in campo: l'avvenire si misura col passato, le idee e le dottrine che si disputano il mondo regolano i loro conti a colpi di cannone; ciascuno presente che qualche cosa d'essenziale e d'enorme si va elaborando... E tutto dovrebbe calmarsi repentinamente per ascoltare il lamento di Romain Rolland, tutto dovrebbe tacere per ascoltare il gemito che parte - certo - da un cuore eccellente, ma che non pu, per il momento, essere utile a nulla n a nessuno!
Vanit puerile di scrittore!
E proseguiamo:
Le ingiurie non mi arrestano. Ma la mancanza di comprensione mi stanca, mi disarma...  troppo...
Non si comprende? Ma che cosa non si comprende? Chi deve e chi pu capire? Barrs o Bourget? Harden o Lasson? Pensavate, dunque, di convincere quelli?
Coloro che vogliono e possono comprendere hanno gi compreso. Hanno capito in Germania, perch  un tedesco l'autore del libro J'accuse. E un tedesco ancora spiegava in questi giorni ai lettori della Bataille Syndicaliste come non esistesse pi dubbio per chiunque fosse onesto e intelligente, anche in Germania, sul fatto che l'Impero - nell'ora tragica delle decisioni irreparabili - aveva, solo, voluto e cercato la guerra. Ed ha capito pure quella importante minoranza di socialisti, la quale riconosce il suo errore e dichiara che la situazione del socialista francese non  simmetrica a quella del socialista tedesco.
Da noi, ugualmente, han capito tutti coloro che potevano capire. Hanno compreso che la Germania, sotto la duplice fatalit d'una formazione storica a predominio militare e d'un mostruoso sviluppo industriale, era a poco a poco scivolata, senza rendersene conto e senza poter reagire a tempo, fino al delitto innominabile. Hanno compreso che, stretta fra le grinfe d'acciaio del capitalismo imperialista, pi duramente di qualunque altra nazione di Europa, essa aveva finito per divenire preda del mostro e per trascinare anche noi tra le sue fauci.
S, abbiamo compreso tutto ci ed ecco perch, pur volendo che la Germania sia vinta, perch la disfatta soltanto la liberer, noi non insultiamo la Germania e continuiamo ad amare il "popolo tedesco".
Che bisogna dire di pi a Romain Rolland? Che ci rimprovera egli? Credo che non lo sappia troppo bene lui stesso.
Si tratta soltanto di richiamare all'ordine il signor Alfredo Capus o il signor Alberto Guinon? In tal caso io penso che la cosa manchi d'interesse e sia una perdita di tempo.
Comunque sia, Romain Rolland, stanco di essere tanto incompreso, "ritorna alla sua arte, solo asilo ancora inviolato". Nessun asilo, e l'arte meno di tutti,  al sicuro dalla tormenta nella quale l'Umanit soffre e si dibatte, si riscatta e si rigenera. Ma non insistiamo.
Rifugiatosi nell'arte sua, Romain Rolland, attender che "la follia del mondo sia passata".
Ebbene!  probabile ch'io sia uno di quei poveri diavoli incapaci di elevarsi ad altezze superiori. Ma le due concezioni del mondo folle e del mondo savio non m'entrano in testa. Non c' mondo folle e mondo savio. C' il Mondo, semplicemente; il mondo eterno e sacro, nel quale la follia e la saggezza si mischiano in tutti i momenti senza che ci sia sempre possibile distinguerle; il mondo che va, a traverso la propria miseria, penosamente, al suo destino; il mondo che bisogna accettare e amare coraggiosamente cos com', anche quando  pieno di lacrime, di sofferenze e di sangue; il mondo dal quale - accada che pu - non ci  dato straniarci; il mondo che non bisogna abbandonare per non so quale tebaide dello spirito in cui - pi, che altrove - lo spirito si dissolve e si perde.
No, no, ne son sicuro, e sar la mia conclusione -: la filosofia di questa guerra, la filosofia veramente umana della quale avremo bisogno domani, per affrontare il compito che oggi si prepara per noi, non  in una imprecazione contro la folla, degli uomini. E non  neppure in una lamentela su la miseria umana.
...
.
...
Romain Rolland "in extenso".
.
13 febbraio 1916.
.
"Anche quando la guerra  scatenata,  un delitto per gli spiriti eletti compromettervi la integrit del loro pensiero".
R. ROLLAND.
.
Mentre, con un po' d'enfasi, ci annunziava il suo ritiro in una torre d'avorio, l'autore di Jean Christophe s'indignava che si osasse giudicare il "suo pensiero", quando la censura non dette a questo pensiero l'autorizzazione di riprodursi in extenso. A tal proposito egli ci parlava di "mancanza di coraggio e anche di onest".
Erano parole troppo grosse per una piccola avventura. Ma ecco che tutto s'accomoda.
Il testo integrale degli articoli di R. Rolland  stato pubblicato in volume. E noi potremo riparlarne senza farci accusare, da lui o da altri, di provocare un uomo al quale sono "state spezzate le armi".
Ho dunque comprato il piccolo libro nel quale l'editore Ollendorf ha riunito gli articoli di Romain Rolland ed ho riletto, con la massima attenzione, quegli articoli che conoscevo gi in maggioranza. Vi ho trovato appelli ardenti alla carit, commoventi orazioni per ricordare agli uomini che vi sono altre virt e altri coraggi all'infuori della guerra: vi ho udito il grido patetico, quantunque un po' declamatorio, d'un'anima ferita dalla inflessibile durezza dell'ora: vi ho gustato varie giuste idee su particolari e alcuni nobili sentimenti che son pure i nostri.
Ma tutto ci non costituisce ancora un'opinione complessiva ragionevole sugli avvenimenti in corso. E, tuttavia, occorre che noi ci facciamo propria questa opinione se non vogliamo essere, nella tormenta terribile, come foglie in bala del vento. E questa opinione si cerca invano nel libro di Rolland.
. .
Rolland ci parla molto - e con eloquenza - degli obblighi del Pensiero, dei doveri dello Spirito. Basterebbe il parlarne?
Il pensiero non ha nulla da vedere con le improvvisazioni letterarie n con le grazie dello stile.
Pensare un avvenimento formidabile come questa guerra, significa riunire in uno sguardo una moltitudine di fatti e classificarli. Vuol dire ancora vagliare per importanza queste serie, poi gerarchizzarle e organizzarle in un tutto unico. Lavoro esatto e preciso che non  possibile compiere bene senza un austero metodo.
Si  pensato, quando si  gettato su la carta, a caso, e senza preoccuparsi di vederle d'accordo tra loro, parecchie idee, fossero pure le pi generose? No.
Se il pensiero non  mai certo d'aver eliminato l'errore, ogni pensiero autentico respinge, per lo meno, la contraddizione, come un segno dell'errore.
Il pensiero di Rolland si contraddice continuamente. Da un articolo all'altro, da una pagina all'altra, da un paragrafo all'altro esso ci dice bianco e poi ci dice nero.
Al di sopra della mischia! - proclama l'autore di Jean Christophe. Ma la vera mischia  quella delle idee che si battono in fondo al suo cervello.
So che  facile contrapporre qualcuno a s stesso e non saprei rimproverare all'autore di Al di sopra della mischia difetti di logica che riguardassero solo alcuni particolari. Si tratta, invece, dell'essenziale. La discordia abita proprio nel cuore di quel pensiero:
Voi tutti, o giovani di tutte le Nazioni che un comune ideale mette tragicamente in conflitto, giovani fratelli nemici - Slavi che correte in aiuto della vostra razza, Inglesi che combattete per l'onore ed il diritto... Tedeschi che lottate per difendere il pensiero e la citt di Kant contro il torrente di cavalieri cosacchi e voi, sopratutto, miei giovani compagni francesi.... voi, nei quali rifiorisce la stirpe degli eroi della Rivoluzione...
Ecco, certamente, una frase che suona bene.
Ma che cosa significa? Come mai i Russi - Cosacchi o altri - accorrendo in soccorso della Serbia oppressa, attentano al pensiero di Kant, difensore della libert dei popoli e teorico del diritto? E come mai i Tedeschi difendono questo pensiero, opprimendo il piccolo popolo serbo? Come mai, d'altro canto, quegli Inglesi che "combattono per l'onore e per il diritto", questi Francesi nei quali "rifiorisce la stirpe degli eroi della Rivoluzione" possono, anch'essi d'accordo con i Cosacchi, attaccare il pensiero di Kant?
Ma non avete capito, dunque? Si tratta di quello che ciascun popolo, pi o meno ingannato dai propri governanti, pensa di s stesso. Rolland ci dir subito chi ha torto e chi ha ragione.
Forse! Cerchiamo bene: pu darsi che ci siamo:
La vostra abnegazione, il vostro coraggio, la vostra assoluta fede nella causa sacra, la certezza incrollabile che, difendendo il vostro suolo invaso, voi difendete le libert del mondo, mi rendono certo della vostra vittoria, giovani eserciti della Marna e della Mosa il cui nome  inciso ormai nella Storia accanto a quelli dei nostri antenati della Grande Repubblica. Ma, anche se la sventura avesse voluto la vostra disfatta e quella della Francia, una simile morte sarebbe stata la pi bella che una razza possa sognare... Vincitori o vinti, vivi o morti, siate felici! Come m'ha detto uno di voi, "abbracciandomi strettamente su la terribile soglia":
-  bello battersi con le mani pure ed il cuore innocente e fare, con la propria vita, la giustizia divina.
Basta, questo?
Pazienza e voltiamo la pagina:
Il lato che pi colpisce di questa mostruosa epopea, il fatto senza precedenti , in ciascuna delle nazioni belligeranti, l'unanimit della guerra... A questa epidemia, non uno ha resistito. Non un pensiero libero che sia riuscito a tenersi fuori dagli attacchi del flagello... Nella societ eletta di ciascun paese, non uno che non proclami e non sia convinto che la causa del suo popolo  quella di Dio, quella della libert e del progresso umano. Ed anch'io lo proclamo...
"Ed anch'io lo proclamo...." Cio, pretendo come gli altri di difendere la causa della libert e del progresso. Ma non ne ho, dopo tutto, maggior diritto degli altri.
Come mai questo brano s'accorda con quello che precede? Come s'accorda con gli altri dieci brani degli articoli di Rolland nei quali egli afferma di nuovo che la Francia, difendendosi, difende le libert del mondo e continua l'opera della Rivoluzione? Non lo sapremo mai.
Romain Rolland scrive altrove: (lettera a Georges Pioch)(11).
La mia fede  incrollabile. Sono convinto oggi, come or  un anno, che la guerra attuale  un suicidio europeo, un delitto contro la civilt...
Se l'Europa  in pericolo di morte, bisogna subito deporre le armi. E bisogna avere il coraggio di dirlo. Qualunque pace sar preferibile alla guerra. Ma perch dire, allora, a quelli che combattono che le loro mani son pure, il loro cuore innocente e che essi fanno con la loro vita la giustizia divina?
E che cosa significano le parole: "un delitto contro la civilt?"
Poich era gi visibile prima della guerra, poich  stato arciprovato dalla guerra che la Germania, tutta la Germania, i suoi uomini di stato, i suoi militari, i suoi industriali, i suoi intellettuali e perfino i suoi dirigenti socialisti tendevano ogni giorno di pi alle soluzioni di violenza e di conquista; poich la Germania ci ha costretti a regolare con la forza la questione tedesca - (lo riconoscete anche voi stesso!) - e poich infine noi difendiamo oggi contro la Germania il diritto di proseguire a modo nostro la nostra opera civilizzatrice, a che pro' venite a parlarci - a noi Francesi - di delitti contro la civilt? Parlatene alla Germania soltanto!
Nello stato attuale delle cose, d'altra parte, quale sarebbe il suicidio europeo? Non lo vedo con precisione. Prima di uccidersi bisogna esistere. Ora, se esiste un'Europa unit geografica, non c' ancora l'Europa personalit sociale. L'Europa, come tale, sar creata, molto probabilmente da questa guerra, Romain Rolland, a sua volta lo riconosce. Alla pag. 53, egli scrive, infatti:
Non ho inquietudine alcuna per l'unit futura della societ europea. Essa si realizzer. La guerra d'oggi  il suo battesimo di sangue.
Il battesimo dell'Europa, e il suo suicidio non sono - se ne converr - precisamente la stessa cosa. E, tuttavia, bisogna scegliere tra questi due fatti contrari.
Vuol forse dire, Rolland, che ognuna delle grandi Nazioni d'Europa uscir dalla lotta impoverita d'uomini e di cose? In verit non avevamo bisogno di lui per fare una simile scoperta. Ma la questione non  in ci, bens nel sapere se i popoli non debbano affrontare senza vani lamenti anche la rovina materiale, quando questa li preservi dalla rovina morale che per essi sarebbe stata l'egemonia tedesca.
La stessa leggerezza di pensiero, la stessa incuria di esattezza, gli stessi equivoci si trovano nei punti in cui si parla del socialismo.
Quantunque non ne abbia, forse, troppo il diritto, perch non si  mai curato di aggiungere il suo sforzo a quello socialista, R. Rolland assume l'atteggiamento d'un giudice severo. Egli indica con disprezzo questi uomini "che non hanno il coraggio di morire per la loro fede," ma che muoiono "per la fede altrui". In una altera apostrofe egli chiede conto ai "tribuni socialisti" di "tante ricchezze" di "tanti tesori d'eroismo" di tutta una giovent sacrificata invano.
Sia! Ma, ecco l'anniversario della morte di Jaurs. Rolland gli dedica un articolo. Non  possibile celebrare con entusiasmo maggiore la politica di Jaurs. Per difenderci contro la guerra, Jaurs ha tutto previsto e pensato a tutto. Egli ha "sfibrato le occulte mene" della finanza e della diplomazia, "ha gettato il grido d'allarme contro le menzogne della stampa", ha fatto presentire perfino l'atteggiamento della social-democrazia tedesca, ecc., ecc.
E sia! Ma Jaurs.... non era il socialismo tutt'intero? Non era, forse, il maestro seguito e il capo rispettato? Non dominavano le sue tendenze? Non votavano i congressi le sue mozioni? Non fu, forse, seguita la sua tattica? E allora? A che tendono la severit e le apostrofi di poc'anzi?
Ricordandosi, d'un tratto, d'aver scagliato i suoi fulmini contro i capi socialisti, Rolland si affretta,  vero, a soggiungere:
Questo grande europeo era un grande francese. Ma  certo altres che il dovere patriottico fermamente compiuto non gli avrebbe impedito di mantenere il suo ideale umano e di spiare, da vigile guardiano, ogni occasione per ristabilire l'unit spezzata. Certo, egli non avrebbe lasciato, come i suoi deboli successori, che il vascello socialista andasse alla deriva...
Queste frasi non distruggono la contraddizione. Vi aggiungono un'ingiustizia e... una sciocchezza - non v' altra parola. Romain Rolland vorrebbe dirci, infatti, come mai, se Jaurs fosse vivo, avrebbe potuto, oggi, meglio dei suoi "deboli successori" risolvere il problema dell'unit spezzata? Si rende conto di ci che significa e di ci che contiene questo problema?
Io son di quelli i quali pensano che il socialismo francese avrebbe potuto meglio fare, da vent'anni, contro la guerra, come in molte altre cose; ma so perch lo penso e quando mi piace di dirlo lo dico in una maniera precisa.  una questione troppo grave perch si possano lanciare, a caso, rimproveri vaghi. Se il socialismo francese  colpevole, la colpa ricade anche su Jaurs. Se Jaurs non ha colpa, non la ha nessuno.
. .
Vi sarebbe ancora molto da dire su questa opinione d'un scrittore che s' immaginato di vedere le cose dall'alto perch le guardava dalle montagne della Svizzera. Ne ho detto abbastanza, almeno, per mostrare quanto questa opinione - nella quale alcuni vorrebbero farci trovare la saggezza dell'ora - sia, in realt, poco studiata, poco pensata e quanto, senza posa, essa esiti, traballi, si contraddica.
Ora contraddirsi, in questo momento, non  soltanto ingannarsi.  deviare,  scoraggiare la ragione umana quando ciascuno ha bisogno, pi che mai, di mantenere il proprio cervello in ordine e la propria ragione in piena efficienza. Ecco quello che  grave. E in questo, per me,  tutto il "caso Romain Rolland".
Per passare il ponte vacillante sul quale l'Umanit cerca oggi la sua via, ho bisogno di tutta la mia ragione e la difendo. La difendo centro i Barrs, che pretendono di asservirla alle forze ereditarie dell'istinto e contro i Romain Rolland, i quali, per un bisogno morboso d'accrescere la nostra miseria gi tanto grande, di scavare un po' pi le nostre ferite gi s profonde, vorrebbero farci ammettere che la ragione dell'uomo  per naufragare, e, per meglio convincerci di questo fatto, s'applicano, senza dubbio, essi stessi a sragionare.
Rolland risponder - ha gi risposto: "Come volete che il mio cervello sia saggio, metodico e sicuro, quando l'universo  folle, quando tutte le leggi umane son rovesciate, quando sono abolite tutte le regole? Non vedete che un turbine di folla s' impadronito degli uomini? La mia ragione  in iscompiglio, perch lo scompiglio  in tutto il mondo."
Bel tema per declamare, forse; ma filosofia sterile!
Perch su migliaia di chilometri gli uomini si ammazzano tra loro, perch l'Europa china il capo sotto un uragano di ferro e di fuoco, perch intere nazioni scacciate dal loro suolo ingombrano le strade come mandrie miserabili, perch non v' pi in nessun posto sicurezza per alcuno, voi dite che le leggi umane son rovesciate?
No. Tutto  in ordine.
Tutto  in ordine; perch  nell'ordine delle cose che tutto debba essere sconvolto dal momento che una nazione, la quale tiene in Europa il posto della Germania, per quarant'anni, rinnegando i principi essenziali di ogni democrazia, ha violato le leggi della societ moderna.
Era impossibile che un s prolungato e grave delitto non conducesse tutti noi alla sanguinosa espiazione d'oggi. L'acutezza, di questo dramma  nel fatto che esso  logico, implacabilmente logico. I meglio informati lo prevedevano ed altri, soltanto per allontanarlo - cattivo metodo, del resto - ostensibilmente rifiutavano di credervi. Questioni di vita o di morte, per colpa della Germania, erano da anni pendenti su l'Europa.
Ed essendosi allontanate ad una ad una le probabilit di vederle risolte pacificamente, non rimaneva pi che la soluzione della forza.
Se avessimo, noi tutti, gli uni e gli altri, fatto questo o quello, il dramma non sarebbe scoppiato.  probabile. Ma noi non abbiamo fatto n questo n quello ed esso  scoppiato. E, scatenandosi, ci ha apportato la conoscenza delle cause che lo hanno prodotto. Oggi noi comprendiamo con quale potenza sovrana, con quale accanita perseveranza alcune tra esse lavorassero, vedendole ancora all'opera. Responsabilit immediate, origini profonde ci son note, e ci  possibile, senza tema d'errore, prendere da esse il punto di partenza. Abbiamo rimontato fino alle sorgenti il fiume di sangue.
Davanti a questo cumulo di sofferenze, di miserie e di crudelt i nostri sentimenti, il nostro amore per l'uomo e la nostra piet si ribellano: sono essi che sanguinano. Non la nostra ragione. Essa non ha bisogno che di comprendere.
Ed ha compreso. Ed appunto per questo s'aprono davanti a noi le vie della speranza.
Comprendere! Garanzia e speranza dell'uomo! Non ci impedite di comprendere!
Non mettete nei cervelli un turbamento maggiore di quello che  nel mondo. Per la vana soddisfazione di maledire la violenza e di apostrofare l'uccisione, non descrivete questa crisi come un turbine di demenza senza logica e senza leggi! Quelli che compiono, a traverso tante sofferenze, un cos rude dovere non ne ricaverebbero alcun frutto. Mostriamo loro, invece - come  la verit - che tutto  logico nella miseria abbattutasi su noi, e che il cerchio di ferro che ci rinserra  l'ultimo d'una catena alla quale non un anello manca. S, mostriamolo loro, perch essi lavorino domani, con tutta la loro volont, ad impedire che si riannodi la catena fatale!
Charles Albert.
...
FINE.
...
.
...
APPENDICE: I lamenti d'un pacifista.
.
Lettera aperta di H. G. Wells a Romain Rolland.
.
Mio caro Romain Rolland,
Mi  arrivata, da Cambridge, una traduzione del vostro libro: Au dessus de la mele.
L'ho letta con un curioso miscuglio di simpatia e di repulsione. In altra epoca siamo stati in corrispondenza e voi dovete essere sicuro, credo, della mia profonda ammirazione per la vostra opera e della mia simpatia per il vostro modo di pensare, in generale. Perci non voglio insistere su questo accordo permanente, ma dirvi subito e quanto pi chiaramente mi sar possibile, perch il vostro ultimo libro mi urti e perch, fin dal principio, le vostre lamentele di martire, delle quali avete riempito la prefazione, non trovino in me eco alcuna.
Voi parlate di coloro che vi hanno "difeso" nella stampa parigina e vi riferite ad essi come a "compagni di lotta". Vi lamentate d'essere stato insultato e, non senza un certo compiacimento verso voi stesso, osservate: "Da un anno mi son trovato molto ricco in materia di nemici. Tengo a dichiarare loro questo: essi possono odiarmi, ma non riusciranno ad insegnarmi l'odio."
.
Il vostro spirito, insomma, sembra completamente assorbito dalle conseguenze personali della violenta esasperazione che talune vostre frasi e certi vostri articoli, scritti nella sicurezza della Svizzera, han prodotto in Francia. Credo che confondiate queste conseguenze personali con l'idea d'una certa "lotta" della quale sembra difficile definire lo scopo.
Che cosa vuol dire esattamente questa lotta nella quale siete impegnato e nella quale dovete sopportare tanta ingiustizia e tanto odio? Ho letto, con molta attenzione, il vostro libro e non arrivo a stabilire che cosa vogliate, voi ed i vostri amici inglesi di Cambridge, n giungo a determinare l'idea che vi fate della vostra stessa azione. Ho motivi per credere che qualche cosa di molto definito sia nelle vostre intenzioni e qualche cosa di molto importante nei vostri atti. Per lo meno, la seriet della vostra condotta mi persuade che cos debba essere. E, tuttavia, a meno che non si tratti d'una repulsione da degenerato per ogni specie di sforzo e di sacrificio, a meno che non si tratti dell'estensione caricaturale del significato del vostro titolo, devo confessare che m' impossibile trovare l'ombra d'un'indicazione. Sono, certamente, uno stupido; ma che posso farvi? Voi siete al di sopra della mischia; ci che dite  pi savio di tutto ci che  stato detto da una parte e dall'altra. Sia pure!  evidente che in un mondo, il quale fosse - a sua volta - pi savio, non esisterebbe la guerra.
.
Ecco, a quanto mi sembra, ci che vuol significare il vostro libro. E, su questo siamo d'accordo. Ma, per noialtri che ci troviamo nella mischia, per noi che lottiamo grossolanamente e volgarmente e, forse, senza troppa ricercatezza letteraria riguardo alla opinione svizzera, per noi che lottiamo, cos, prima allo scopo di vincere e di discreditare un militarismo che non voleva lasciarci tranquilli, e poi per stringere con i Russi e gli altri nostri alleati un patto nel nome della pace mondiale, per noialtri - dico - le vostre superiorit sono, scusatemi, assolutamente prive d'interesse. Che cosa proponete voi? In favore di quale altra soluzione vi permettete di scoraggiare sistematicamente coloro che combattono contro la Germania?
In quanto alle "ingiurie" delle quali parlate, vi par questo il momento, per noi scrittori, di lamentarci delle sofferenze che abbiamo potuto provare per la soppressione d'un articolo o per qualche risposta volgare ed ingiusta?
.
Anche a me  toccato portare le mie croci e potrei aggiungere, alle vostre, le mie proteste. Anch'io ho subito le critiche del New-Age; gli attacchi piuttosto rudi del Town Topics, le allusioni poco rispettose del Morning-Post e i penosi sarcasmi del New-Statesmann. Anche la Censura... - ma, tronchiamo...
Circa il Labour leader, giornale caro ai vostri amici di Cambridge, vi dir che esso, dopo aver pubblicato agli inizi della guerra molte cose inesatte e piene d'ignoranza su lo czarismo, obbligandomi cos ad una risposta sdegnata, non solo ha rifiutato di stampare quello che gli avevo inviato di pi conclusivo e convincente, ma l'ha commentato in una maniera inesatta. Non era, quello, un trattamento odioso? Pi di qualunque altro, voi capirete quanto io abbia sofferto per quella atroce persecuzione. Tuttavia non credo che sian cose, queste, da costituire proteste serie in tempi di eroici e supremi sacrifici.
.
Tutte le violenze sono scatenate. Non pi al di sopra della mischia, ma nel cuore della mischia stessa vi son persone che hanno avuto avventure peggiori delle nostre. Le loro ferite sono state ben altra cosa che mutilazioni di giornali, e i colpi da essi ricevuti sono stati ben pi rudi di quelli della Censura. Essi han conosciuto i limiti dell'esaurimento fisico ed han perduto, non i loro lettori, bens i fratelli e i figli, le sorelle e le mogli.
Mio caro Rolland,  veramente tranquilla la vostra coscienza su la saggezza e la giustizia di ci che avete scritto? In tal caso siete realmente degno d'invidia. Permettetemi di citarvi soltanto una frase dell'articolo che, in Francia, ha suscitato tanto risentimento contro di voi.
.
Voi dite: "Cos i tre pi grandi popoli d'Occidente, i custodi della Civilt, s'accaniscono alla loro rovina e chiamano alla riscossa i Cosacchi, i Turchi, i Giapponesi, i Cingalesi, i Sudanesi, i Senegalesi, i Marocchini, gli Egiziani, i Sikhs ed i Cipays; i barbari del Polo e quelli dell'Equatore; le anime e le pelli di tutti i colori!"
Pu darsi che questa sia la vera nota olimpica. Per conto mio ci vedo l'acuto grido di uno spirito selvaggiamente eccitato, fortemente tcco da prevenzione e che ha completamente perduto il controllo di se stesso.
Non pretendo giustiziarvi perch avete scritto quella frase. Gli scrittori - persone bizzarre e affaticate cerebralmente - han, tutti, conosciuto questi momenti di sovreccitazione. E, se tali errori dovessero farci condannare, quasi nessuno di noi sarebbe salvo. Ma mi pare che, dopo un accidente di questo genere, un autore debba fare tutti i suoi sforzi migliori per sopprimere, al pi presto possibile, le penose conseguenze di esso.
.
I vostri migliori amici in Francia - quelli che voi chiamate nemici - hanno tentato ci che potevano per farvi comprendere il vostro dovere. Ma voi rifiutate, a quanto mi dicono, di sopprimere quel brano insensato. Avete anzi ristampata, questa opinione, che  la base di tutte le proteste contro di voi e permettete che essa sia tradotta e circoli in Inghilterra come in America. Si tratta dell'ostinazione d'un autore male ispirato, oppure quel brano riassume veramente il vostro stato d'animo e quello dei redattori del Cambridge Magazine, che ne hanno curato la pubblicazione in Inghilterra?
Avete perduto la concezione della nostra civilt occidentale a tal punto da potere, dopo un anno di riflessione, assumere ancora la responsabilit di questo vostro linguaggio di smarrimento e di vertigine?
.
Il vostro pensiero sereno, quello che si libra al di sopra della mischia, non trova, dunque, niente altro per la Russia che la parola "Cosacchi"? Per la Russia, senza l'aiuto e il lealismo della quale non sarebbe possibile alcuna soluzione pacifica dopo la guerra? E credete voi, realmente, che gli Egiziani, i Sikhs, i Bengalesi, i Cingalesi e i Giapponesi siano meno civilizzati dei Junkers e dei contadini della Prussia occidentale ed orientale? Ma, sopratutto, che cosa proponete, voi ed i vostri amici? Torno a questa domanda. Coloro che sono al di sopra della mischia hanno recentemente domandato, qui, che il nostro governo formulasse le nostre condizioni di pace e persistono nel pretendere che esso non lo abbia fatto, mentre - in realt - lo ha fatto e nel modo pi formale!
.
Ebbene; lasciatemi combattere un pacifista con armi pacifiste e chiedervi quali siano le vostre condizioni di pace. Quale scopo si cela dietro le vostre lamentazioni su la violenza universale, dietro una propaganda che infiacchisce giovani coraggiosi e dietro la vostra opposizione agli Alleati? Volete che ci sottomettiamo alla Germania? Proponete che ciascuno dei Paesi occidentali faccia con essa la pace e cerchi di ottenere quelle condizioni che potr, lasciando che i barbari si traggano d'impaccio? Proponete voi veramente qualche cosa?
.
Non avete, forse, fatto - con il vostro libro - un gesto patetico e futile? E, se avete invece fatto altro, potete avere il diritto di lamentarvi dello sfavore che incontra ovunque il vostro atteggiamento o di considerare la soppressione di alcune frasi spiccatamente aggressive come un segno di "odio"? Nessuno, caro Rolland, vi odia. Ma molti di quelli che lavorano e lottano, laggi, "nella mischia" e son convinti che non si potr risolvere questa catastrofe se non con la pena, il sacrificio e l'abnegazione, la sofferenza e la morte, trovano irritante, presuntuoso e malaccorto il vostro atteggiamento, al disopra delle nuvole, in Isvizzera.
.
Vostro costante ammiratore.
H. G. WELLS.
...
FINE.
...
.
...
NOTE AL TESTO:
.
(1)	 Citato da H. Guilbeaux Pour R. Rolland: Ginevra 1916, pag. 54 e 55.
(2)	 Certi paesi, come la Russia, possono sembrare pi reazionari. Ma in nessun altro v' tanta differenza tra la prosperit materiale e le aspirazioni politiche, in nessun'altro cos grandi forze economiche al servizio d'un regime cos opprimente; in nessun altro tanta docilit sotto l'oppressione.
(3)	 Pour Romain Rolland, pag. 13.
(4)	 Le Journal du Peuple, 8 marzo 1915.
(5)	 Dopo aver terminato l'elogio di Sua Santit, G. Pioch, nello stesso articolo, passa a quello di Liebnecht. Povero Liebnecht! Aver rischiato la prigione e la morte, aver, da solo, cercato di insorgere e vedersi accoppiato a Benedetto XV!
(6)	 Pour Romain Rolland, pag. 23.
(7)	 Les Hommes du Jour, del 15 ottobre 1915.
(8)	 Questo primo articolo apparve nella Bataille Syndicaliste con il seguente cappello:
	"Queste righe sono scritte da parecchi giorni. Avevo deciso di non farle pubblicare. Non volevo interrompere con discussioni il bel grido di dolore e di ribellione che la Bataille Syndicaliste ha riprodotto. Ma ho parlato, dopo, con molti compagni, dell'articolo di Rolland ed ho notato che essi non erano stati soltanto impressionati, come fui io stesso, dal nobile impeto di quella pagina. Li ho trovati conquisi da un modo di interpretare la guerra che a me sembra in parte falso. Pubblico, perci, il mio articolo; ma non voglio farlo senza assicurare Romain Rolland della mia fraterna simpatia. Che egli non veda in questo scritto una critica, bens una collaborazione per la ricerca della verit."
(9)	 Les Hommes du Jour. N. del 21 agosto 1915.
(10)	 V' su questo punto, nello spirito di Rolland, la pi grave confusione. Egli ci parla della civilt come si sarebbe potuto fare nel tempo in cui i suoi segreti e le sue opere erano ancora disseminati su un piccolo numero di punti - citt, abbazie, biblioteche - oasi miracolose in mezzo al deserto di ignoranza e di barbarie. Quei segreti e quelle opere sono, oggi, dovunque, ripetuti in milioni di esemplari, registrati in milioni di documenti. Non v' nessun pericolo di vederli sparire per secoli, per opera di distruzione, come si verific nel passato. Ci che bisogna salvare  il principio d'una civilt superiore, il mezzo di progredire ancora, cio la libert, perch la libert  l'anima stessa della scoperta.  l'ispiratrice dell'invenzione.
(11)	 Non ho trovato questa lettera nell'edizione Ollendorf. N vi ho trovata la lettera a Renaitour (Bonnet Rouge del 10 ottobre) n la lettera a l'Internationale Rundschau. Mi dispiace. Perch questi tre documenti mi sembrano indispensabili alla comprensione del caso Rolland. R. Rolland scrive nella sua Introduction: "Un Francese non giudica l'avversario senza ascoltarlo". D'accordo. Ma io aggiungo "Un Francese, dopo aver chiamato il pubblico a giudicare il suo processo, non ritira dall'incartamento tre documenti essenziali".
...
FINE.